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«Donare è anche restituire, sentirsi grati. Solo se impari ad essere grato diventerai gratuito». È stato un Salone d’onore di palazzo Taffini gremito a fare da scenario, venerdì sera, alla XI Giornata del ricordo e del ringraziamento dei Benefattori di Oasi Giovani, tradizionale appuntamento autunnale per rinverdire la cultura della filantropia.

L’edizione 2026, la prima organizzata dal nuovo Consiglio d’Amministrazione, ha visto la presidente Silvana Garello dialogare “intorno al donare e al fare del bene” con Mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, e Fabrizio Serra, segretario generale della Fondazione Paideia.

«Oggi domina la sfiducia – ha detto don Derio –. Noi viviamo facendo atti di fiducia, cosa che la società sta perdendo. Fare un dono vuol dire credere ancora al gesto della fiducia, andare controcorrente per generare una società diversa. Dobbiamo vincere il sentire comune del “Che cosa posso farci, le cose vanno così”. Donare è un atto libero che aiuta a superare questa mentalità, donare ricorda all’uomo di essere libero».

Fabrizio Serra ha portato l’esperienza della propria realtà, che quotidianamente offre un aiuto concreto ai bambini con disabilità e alle loro famiglie. «Se nel dono può anche non esserci la reciprocità – ha affermato – il bene genera benessere. È potentissimo, fa stare bene. Deve però esserci un ambiente favorevole, con l’empatia a fare da catalizzatore. Fare volontariato non è solo mettere a disposizione tempo e competenze, significa generare comunità, relazioni, tessuto sociale».

La serata è stata arricchita anche dalla testimonianza di una volontaria di Oasi Giovani e dalla lettura di alcuni passi di “C’era due volte il Barone Lamberto”, di Gianni Rodari.

«In tutte le case – ha concluso Silvana Garello – c’è esperienza del dono, anche nelle famiglie maggiormente in difficoltà. Ogni volta che facciamo un dono stiamo facendo un’opera d’amore, per noi e per gli altri. Questo è ciò che da secoli fa Oasi Giovani, tessendo relazioni ed andando incontro a chi è più fragile».

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